P.B.P. 2003

P-B-P 2003 - un racconto a ‘due mani’

03-09-2003

è stato tutto stupendo tutto è andato per verso giusto, spesso abbiamo pensato che un angelo custode vegliava e viaggiava con noi

Parigi Brest- Parigi- 2003 - racconto a ‘due mani’ di Paolo Veggetti & Francesco Battisti

PAOLO:

Ho conosciuto Francesco Battisti (Bat) lo scorso anno durante la Bergamo-Roma-Bergamo, era stato subito feeling e nonostante lui a Roma fosse stato investito da un furgone e quindi costretto al ritiro, la nostra unione e continuata e alimentata dalla voglia reciproca di essere ai nastri di partenza della P-B-P 2003. Tantissimi km di allenamento insieme (brevetti compresi), tante avventure, aneddoti, risate, crisi paurose ma in mezzo sempre una amicizia sincera e il tacito accordo di andare sempre uniti aiutandoci t’uno con l’altro nelle alterne fasi di sconforto ed euforia, e ancora insieme proviamo a scrivere questo resoconto. Uniti fino alla fine!

La Storia:

PAOLO

Non è possibile condensare su queste righe le emozioni che si sono accavallate in questa settimana francese, appena passato il traforo del Monte Bianco tutto e stato diverso, ogni secondo ha avuto un peso specifico molto differente rispetto alla norma, sembrava quasi come quando nei film sei in soffitta apri un vecchio libro di favole ed improvvisamente vieni risucchiato dentro dopo aver letto il classico ‘c’era una volta...’

FRANCESCO:

Sono le 6 del 16 agosto 2003 una Peugeot 306 SW bianca rompe il silenzio di un sonnacchioso mattino di afosa estate, siamo a Roseto degli Abruzzi dove io e la mia famiglia villeggiamo ospitati presso la casa al mare del mio amico Paolo Veggetti. E’ lo stesso Paolo alla guida, si caricano rapidamente le luci e i bagagli, ‘scordato qualcosa' ? , i caschi ci sono le scarpette pure, possiamo partire !

Ci immettiamo nell’autostrada A14 e a parte qualche ingorgo in prossimità di Bologna rapidamente arriviamo al traforo del Monte Bianco 1 ora in coda per ‘bucare’ la montagna e alle 17 siamo già in Francia. ‘Isoradio’ cede il testimone ad ‘Autoroute’, bene, cominciamo a rispolverare il nostro francese dimenticato. Fermata distributore per rifornimento, azzarola, due tipi di benzina senza piombo, ‘95 o 98 ? boh, nel dubbio si mette la 98 che costa di più e meno male che non ci sono la 2000 e la XP.

Il paesaggio lascia spazio a strade ondulate con a bordo ’essenzialità.

Ceniamo alle 20 presso u-n autogrill che alla modica cifra totale di 30 € ci propina un hamburgher espressamente richiesto ‘bien cuit’ che per i francesi corrisponde alla carne cruda ma che non gocciola sangue.

Alle 22 abbiamo le saccocce piene e decidiamo a circa 150 da Parigi km località Auxerre di uscire dall’autostrada e cercarci un albergo per dormire e farci una doccia.

Il motel ricorda quelli tipici americani che vedi nei telefilm dove praticamente parcheggi la macchina di fronte alla finestra-porta d’ingresso. La mattina dopo arriviamo a Saint Quentin verso le dieci e mezzo, con difficoltà ritroviamo la partenza, non ci sono indicazioni, dove sono i famosi cartelli così tanto pubblicizzati?

Poi finalmente cominciamo ad avvistare i primi randonneur che si dirigono presso il luogo di controllo e partenza, basta seguirli ed il gioco è fatto.

I1 controllo delle bici è previsto per le sei di pomeriggio ma proviamo e ci fanno entrare subito, un centro sportivo molto grande ospita i gazebo dell’organizzazione e a centro campo ci sono disseminate diverse transenne che fanno da rastrelliere per le bici.

Indossiamo i giubbetti rifrangenti e con le bici tutte acchittate andiamo al famigerato controllo, con un pò di preoccupazione avanziamo verso il gazebo dove un giudice ci controlla le bande rifrangenti e ci mette una sigla con il pennarello, poco dopo un altro ci verifica le luci è tutto ok, e vorrei vedere la mia bici sembra un negozio di giocattoli a Natale.

Avanziamo ancora in direzione dei palazzetto del ginnasio dove ci viene consegnata la documentazione di viaggio, le postazioni di controllo sono divise per nazione.

Solo a giudicare quello che abbiamo visto finora si capisce che l’organizzazione è davvero all’altezza dell’evento che mobilita un numero consistente di persone.

Terminate le operazioni di controllo chiedo ad una signora dell’organizzazione se sa di qualcuno disponibile ad affittare una stanza vicino alla partenza per tre giorni, la signora nonostante il mio pessimo francese mi fa segno di aspettare 10 minuti.

Avviso subito della mia scelta il mio amico Paolo, lui è un po’ scettico comunque accetta e aspettiamo la telefonata della signora che puntualmente arriva entro 5 minuti.

Ci ha trovato una camera a 5 km dalla partenza, ci presenta i proprietari con i quali ci incamminiamo a casa, durante il tragitto si tratta sul prezzo e come tutta risposta riceviamo un ‘rien’ sincero e deciso che ci lascia sbalorditi una ospitalità fuori dal comune che ci farà compagnia da lì fino a Brest e ritorno.

PAOLO:

Arriviamo in un quartiere residenziale solo casette tipiche francesi e nessun palazzo. Tutte le comodità sono comprese incluso un bel giardino con gazebo dove pranziamo a suon di spaghetti al ragù, veramente accogliente.

Tralasciamo qui l’argomento ospitalità dei sig. Olivier e la sua famiglia che meriterebbe un poema a parte, per non togliere spazio alla performance sportiva, vi dico solo che ho visto piangere il mitico Bat (Francesco) al momento di ripartire per l’Italia commosso da un trattamento che forse non si riserva nemmeno ad un figlio e che invece è stato donato sinceramente a 2 persone di cui non si conosceva l’esistenza la settimana prima.

Il pomeriggio alle 17 torniamo al Ginnasio sede della partenza perché abbiamo il compito di distribuire le mantelline antivento e pioggia promesse dalla federazione. Ci piazziamo sui tavolino riservato alla nostra nazione e mentre Francesco si occupa della distribuzione io mi soffermo a chiacchierare con gli altri italiani molto dei quali conosciuti nei brevetti di qualificazione altri solo di nome e finalmente diventano facce e mani da stringere. Il clima è allegro ma noto che tutti sono diventati dei gran matematici. Ci sono quelli che iscritti alle 80 ore ostentano una finta fiducia rispetto ai 90 (tra cui io e il bat), io professo il mio credo e dico che comunque. bisogna avere umiltà e partire con un bel margine di sicurezza se poi non serve tanto meglio ma mi sento più tranquillo, c’è la Silvia (micronauta) di Torino che è più tesa di una molla di balestra, è dentro quella palestra dove manca l’aria che parla agitata e non s’accorge che ha il casco in testa, ci sono infine i ‘né carne né pesce’ delle 84 ore che si dicono fiduciosi perché dormiranno di notte partendo la mattina dei 19/8 alle 5, bah, cosa vuoi che si dorma prima partendo a quell’ora?, comunque. ognuno ha fatto la sua scelta a suo tempo e ormai non si torna più indietro.

Alle 19 finita la distribuzione delle mantelline torniamo a ‘casa’ dai nostri ormai ‘genitori adottivi’ in terra transalpina e sorpresa delle sorprese siamo invitati in qualità di ospiti d’onore presso il giardino della villetta del vicino che non è altro che uno degli organizzatori della P-B-P. Veniamo omaggiati di cappellino. t-shirt e asciugamano della manifestazione e rifocillati a suon di lonza e prosciutto di Corsica affettati in diretta su tagliere il tutto annaffiato da prelibato vino aperitivo francese e da acqua minerale Perrier’ la più gasata del mondo come ci insegnava Fantozzi in uno dei suoi primi capolavori ormai di antica memoria. Roba da noncredere, stiamo sognando, ma nonostante i pizzicotti che ci scambiamo è tutto vero.

Alle 22 stanchi ma felici, andiamo a letto e in pochi minuti siamo nelle braccia di Morfeo.

La mattina del 18 abbiamo anche il tempo di andare a Parigi città in macchina non prima di essere passati in campeggio ed aver caricato gli amici Francesco Gallavotti e Umberto De Donati di Roma. L’obiettivo è la Torre Eiffel che raggiungiamo con facilità seguendo il lungo Senna e trovando posto auto a 50 in dall’ingresso. La breve gita a Parigi ci distoglie un po’ dalla tensione pre-gara e così ad ora di pranzo si ritorna alla base, si mangia e subito a letto per incamerare qualche ora di sonno che ci verrà buona per la notte a venire che sarà passata a pedalare.

Alle 18 dopo aver riposato distesi un paio d’ore ma purtroppo senza dormire, torniamo sul luogo della partenza perché c'è l’appuntamento con la comunità italiana per la foto di gruppo e dove Salvatore Giordano cerca di pubblicizzare e accogliere adesioni per la sua ‘Sicilia non stop 2004’. I ‘testa bassa’ delle 20 sono già in fila e aspettano l'ora della partenza mascherando a stento una tensione che io non trovo del tutto giustificata, scorgo Alessandro Colombo che conosco da tempo grazie alla chat di bicitalia affianco a lui un altro ragazzo italiano che non ha preso l'adesivo che ricorda Sebastian, provvedo per lui.

FRANCESCO:

Fina1mente siamo pronti anche noi per partire sono le 20.50 dei 18/08/03, abbiamo atteso questo momento per un anno intero, le qualificazioni, gli allenamenti, la ricerca affannosa di notizie sulle riviste specializzate, uno stress che finalmente può trovare sfogo, tutte le tensioni nervose si scaricheranno al momento del via.

Per di più è un ora siamo immersi in un mare di ciclisti di tutte le nazioni, qualche gruppo di italiani sparso qua e la, 1e bicic1ette normali di tutti i tipi, i nordici sono i più attrezzati parafanghi, dinamo, portapacchi e borse di tutti i tipi.

Le bici speciali tipo tandem navicelle spaziali ecc. sono già partite, finalmente la marea di bici si muove, il nostro turno arriva alle 22:30, Cinq, quatre, trois, duex, un Allez! strilla lo speaker ufficiale ultime raccomandazioni con Paolo e via direzione Brest, verso la più grande manifestazione cicloturistica del mondo.

PAOLO:

Un boato ci lascia di stucco, c’e tanta di quella gente che ti saluta e ti strilla, non nascondo che mi commuovo una lacrima solca il uno viso sono felice per aver provato una cosi grande emozione.

I primi 3 km sono una festa nella festa, tutti che ti incitano, perfino dai cavalcavia sopra le nostre teste e addirittura riusciamo a salutare sul bordo strada quasi fermandoci Olivier e sua moglie ormai nostri amici per sempre, ma la lunga mano del gruppo ci tira via e ci riporta in pochi secondi alla nostra realtà e al nostro futuro prossimo fatto di quasi di 90 ore di gioia emozioni sconforti dolori e fatica.

FRANCESCO:

E uno spettacolo indescrivibile un gruppo infinito di ciclisti un serpentone illuminato che si snoda sulle strade della periferia di Saint Quentin alle porte di Parigi

Mi sono scaricato completamente delle tensioni accumulate nei giorni precedenti, la temperatura e ottimale circa 22°C si viaggia senza alcuna difficoltà a 30km/h non mi sembra vero se continuiamo cosi domani sera siamo a Brest, invece l'insidia più grande era nascosta di li a pochi chilometri: i saliscendi.

Inizia una serie infinita di saliscendi impossibile da quantizzare sembra di essere alle montagne russe, non avrei mai immaginato una cosa simile d’altronde come fanno ad essere più di 10.000 metri di dislivello?, Procediamo con cautela e i chilometri scorrono con Paolo rimaniamo sempre in contatto tramite un fischietto che aziono quando ci perdiamo di vista, ci incentiviamo a vicenda lanciandoci dei “Mitico” nel buio e il pubblico presente numeroso lungo il percorso fa il resto : Bravo! Bravo!, Super! Super!, sembra di essere ai Tour de France.

Ci avviciniamo alla mezzanotte il pubblico resiste imperterrito e ci incoraggia ancora, i paesini che attraversiamo sono in festa per l'evento, nelle piazze hanno allestito palchi con addobbi floreali e biciclette d’epoca in nostro onore, ci sentiamo venerati.

E’ l’una di notte all’improvviso Paolo manifesta l’esigenza di dormire un pò ed io non me lo faccio ripetere due volte, mi fermo subito accosto a destra siamo a Jaudrais a circa 91 km dalla partenza, una panca lunga di legno per Paolo io invece stramazzo a terra ed inizio a russare richiamando l’attenzione dei randonneur di passaggio che in quel punto quasi in curva in discesa devono rallentare quasi a fermarsi e non possono fare a meno di farsi una risata vedendo praticamente i primi concorrenti ammainare bandiera bianca.

Si riparte riposati “si fa per dire” dopo un oretta circa, sono passati praticamente tutti i partiti delle 22:30 gli ultimi ma va bene cosi alla fine non fluiremo mai di benedire questa fermata imprevista e precoce,cominciamo a risalire la china e riprendiamo diversi ciclisti, uno cade come un birillo di fianco vinto dal sonno, una scena che si ripeterà sempre di più frequentemente nelle notti a venire, non riusciamo a trattenere una grassa risata tanto l’amico non ha nemmeno la forza di mandarci a quel paese. Arriva l'alba e transitiamo a Mortagne km 141, dove è previsto il controllo che è stato annullato, ci fermiamo per una breve sosta in una boulangerie dove consumiamo due cornetti a testa, poco distante da li ci prendiamo un caffè in un bar. Riprendiamo diversi randonneur che a giudicare dall'abbigliamento e dall'attrezzatura non dovrebbero andare molto lontano, invece...Comincia a fare caldo siamo a circa 200 km ci fermiamo ancora per levarci, giubbino gambali e manicotti e per consumare due baguette vuote annaffiate da cocacola, si riparte si continua a salire e poi a scendere senza soluzione di continuità, iniziamo a fraternizzare con gli altri concorrenti, ormai ognuno va del suo passo, si fa amicizia con una ragazza americana Evelyn con la quale condivideremo buona parte del viaggio.Il percorso è lo stesso, distese vallonate si susseguono per km e km un sali e scendi infinito, i controlli sono lontani almeno 80km l’uno dall’altro e tra di loro solo il deserto e qualche casa di contadini che imperterriti sono li a qualsiasi ora del giorno e della notte ad offrirti acqua e caffè.

PAOLO:

Villaines La Juhel, al controllo beviamo velocemente una brodaglia di caffe bollente fai da te, nel senso che ti danno un bicchiere di carta con l’acqua e tu ci metti dentro il preparato in bustina, alla modica cifra di 1 € ci ustioniamo lingua e palato ma come effetto sveglia la cosa funziona benissimo.

 

FRANCESCO:

Lo confesso sono veramente stanco, fortuna che non ho mai forzato ma allora dov'e il campione che non si stanca mai, dove è finito l’uomo che se non soffre non si diverte, continuo stringo i denti e non solo e continuo sperando che passi presto. Intravediamo al volo Tony Lonero che sembra bello fresco, un saluto veloce e ripartiamo.

 

PAOLO:

Pieno giorno, fa molto caldo il sole picchia forte, incontriamo un gruppo di italiani sono in 5-6, 2 di loro in tenuta della Sc. trentina avevamo già scambiato due chiacchiere nella griglia di partenza a Parigi, con loro anche una ragazza di Correggio, si sta un po’ insieme si scambiano battute e ci si perde di vista ma ci rincontreremo ancora decine di volte sino all’arrivo, praticamente si va allo stesso passo, perdiamo di vista Evelyn con cui riuscivo a scambiare impressioni e battute con il mio spaghettislang.

Passiamo il paesino di Gorron, forse quello che sente di più la manifestazione, cartelli di saluto ai ciclisti locali e non appesi un po’ ovunque addirittura nelle vetrine dei negozi, in piazza hanno allestito un baldacchino con rinfresco, tutto gratis, caffè, coca, acqua., dolci, una sensazione splendida di venerazione e ammirazione da parte dei locali ci da una carica esplosiva per continuare dimenticando la fatica.

Fougeres km 308 altro controllo, sono le 14, ci facciamo una bella doccia fredda che ci rigenera, cambio di abiti e via di nuovo in strada. Ecco ancora Evelyn. avanza a fatica, ha un problema cerca il nostro aiuto, mal di culo e ferite nelle zone basse, tiro fuori la pomata magica adesso serve solo una ’fratta’ per compiere l’operazione di ‘smerigliatura’ come simpaticamente ci divertiamo a chiamarla.

La ‘smerigliatura’ e una operazione per tantissimi di vitale importanza, passare nelle parti basse un pò di crema lenitiva e rinfrescante diventa con l’andare delle ore una cosa di un sollievo fondamentale, nel corso della prova sarà inconsueto e divertente vedere come questa pratica verrà compiuta sempre con meno freni inibitori da parte di tutti soprattutto donne che non avranno più nessuna remora a infilare una mano nei pantaloncini e spalmare l’unguento miracoloso difronte anche a cento e più persone.

Tinteniac altro controllo sono quasi le 19, c’è parecchia gente ferma, incontro il gruppo di ragazzi di Salerno che conoscevo già dai brevetti di Isernia e Reggio Calabria, mi chiamano con l’appellativo ‘caciarone’. che avevo imprudentemente usato per loro nel resoconto di Isernia e adesso la cosa mi si ritorce simpaticamente contro, c’è anche Angelo ‘Macerone’ De Crescente anche lui cerca disperato aiuto dalla mia pomata miracolosa.

Vorremmo ripartire subito, Evelyn ci prega di aspettarla, ok, ma fra una cosa e l’altra si perde una buona mezz’ora e Francesco non è proprio contento di questo e lo fa notare senza veli molto innervosito. Sono le 20:30 la notte è dietro l’angolo ci sono ancora 86 km per il successivo controllo dove pensiamo di dormire qualche ora.

FRANCESCO:

Sono colto da una crisi spaventosa che mi sconvolge i pensieri, stavo per abbandonare ero rimasto da solo, Paolo era 1 km con l’americana. La strada sale sempre costantemente, da un prato antistante una villetta una organizza un ristoro stupendo,. l’invito a fermarsi non può essere assolutamente negato, e così ci rifocilliamo di frutta dolci e caffè caldo in gran quantità. sono le 22 e fa anche freddino.

Gli espedienti per vincere il sonno sono molteplici, Paolo e l’americana ci provano cantando e così duettando vecchi successi dei Police e Simon & Garfunkel non si accorgono che mi hanno staccato inesorabilmente ed io non trovo nemmeno la forza per soffiare nel fischietto e segnalare la mia crisi. Pochi km più avanti trovo Paolo che mi aspetta, l’americana ha proseguito.

 

PAOLO

Intorno al km 400 c’è del fermento nella direzione opposta alla nostra, che succede ? Ci mettiamo un po a realizzare una ventina di lucine barcollanti con dietro una macchina che illumina a giorno capiamo che sono i primi in assoluto, pazzesco! sono al già al km 800 esattamente il doppio dei nostri, sbrinati!!! urlo , tanto chi mi capisce saranno tutti stranieri. E poi lo chiamano “”, ...

All'una di notte aver superato un bel salitone e discesa arriviamo a Loudcac km 466 e terzultimo controllo prima del giro di boa. Ci accorgiamo subito che il posto si rivela una snodo vitale per chi è all'andata ma anche per chi sta tornando indietro, i posti per dormire sono esauriti e bisogna attendere fino alle 2.

Ritroviamo Evelyn e insieme al self al caldo, dove molti concorrenti per terra distesiSotto i tavolini. Alla fine otteniamo le tanto agognate brandine in un posto che ribattezziaino subito il ‘Lazzaretto’ , grosso capannone al buio dove una ‘maschera’ con torcia ti guida alla tua brandina numerata appena assegnata. L’ambiente non è dei migliori per dormire, c’è chi russa, chi scorreggia, chi rutta chi si alza e con coraggio si decide a ripartire. Mi assegnano una brandina che forse prima ci aveva riposato una capra tanto è la puzza che emana, ma ho troppo sonno e mi addormenterei pure sopra il letame e Francesco alle 5 una fatica boia a svegliarmi purtroppo è già ora di rimettersi in viaggio.

FRANCESCO:

Si riparte alle 6 insieme all’americana che di lì a poco perderemo definitivamente di vista, dopo 20 km sorpresa, c’è controllo segreto e poi in un paesino grazioso St. Martin des Pres consumiamo presso una graziosa boulangerie una serie completa di saccottini di tutti i tipi.

Alle ore 10 dopo l’ennesima serie di ‘gobbe’ stradali siamo al controllo di Carhaix km 529 è vicina.

Incontriamo altri italiani e non solo concorrenti tra i quali il sig. Rigamonti ed un giornalista Marco Bonarrigo che ci ragguaglia sui nostri compagni d’avventura e sul percorso, si riparte ma dopo circa 1/2 è di nuovo fame ‘nera’, sosta in una gastronomia dove consumiamo di tutto.

Si riparte e su di una salita molto lunga ci integriamo con un gruppo di danesi che tirano come folli, stiamo a in breve esaurisco le poche energie che mi erano rimaste, infatti stramazzo su di un muretto e dormo per circa 10 minuti. Paolo mi imita di li a poco.

Brest ore 15, finalmente l’oceano da un lungo ponte si apre ai nostri sguardi, foto di rito e poi salitone infinito fino al controllo, non ho più la forza di andare avanti, ho dato tutto nel tratto percorso con i danesi eppure continuo, mi trascino fino al controllo.

Una folla di ciclisti riempie il palazzetto, si timbra la carta di viaggio e via verso la doccia, un caldo tipo sauna mi toglie il fiato, ristoro a base di caffè e baguette con burro e marmellata, ripartiamo che sono le 16. Psicologicamente sto meglio ho iniziato il viaggio di ritorno, Paolo mi sta vicino e grazie ad un leggero vento favorevole procedo spedito senza faticare molto, il morale cresce e sto recuperando le forze.

PAOLO:

anche noi incrociamo molti concorrenti che viaggiano ancora verso Brest, poi con l’andare dei km il gruppo si fa sempre più spartito, non finiamo di chiederci che fine avesse fatto il nostro amico Francesco Gallavotti partito da Parigi con il contingente delle 84 ore, che vediamo in lontananza una sagoma agitarsi, è lui! Baci abbracci come va, come non va, dai che ce la fai... ‘non ce la fa... non ce la fa’ è la nostra sentenza appena ripartiti, è in ritardo di più di 1 ora sulla tabella di marcia ed è praticamente solo, verremo smentiti dai fatti e ‘sverniciati’ pubblicamente all’arrivo di Parigi e dato che ci siamo porgiamo le nostre ammirate scuse.

FRANCESCO:

rapidamente divoriamo il salitone che ci porta sopra l’altopiano che domina Brest nella cui sommità c’è un’antenna della tv francese, chiedo informazioni ad un francese che mi transita a fianco, per lui questa è la terza edizione se la prende comoda, ha una bicicletta pesantissima con parafanghi, dinamo, doppio portapacchi ed anche un po’ di pancetta.

Mi viene spontanea la riflessione ‘ma questo arriverà?’ la risposta è si, arriverà lui e tanti altri personaggi come lui che hanno affrontato questa manifestazione come una gita fuori porta, infatti di all’arrivo incontrerò moltissimi di questi personaggi tipici (questi sono i veri randonneur).

Strada larga in leggera discesa si viaggia a 50km/lì, il percorso ci premia di tante sofferenze ma non c’è da fidarsi salitoni sono sempre dietro l’angolo, che !.

PAOLO:

Vengo superato di slancio da un concorrente che viaggia vicino ai 40, colto da raptus agonistico mi metto a ruota e letteralmente vengo trascinato al primo controllo di ritorno, passando almeno una cinquantina di randounneur allibiti. Sono quasi le 20 Carhaix km 696, Francesco abbandonato prima in strada mi raggiunge dopo 20 minuti. Al self per la cena incontriamo di nuovo Tony Lonero in compagnia di Mauri, il gruppo della Sc. Trentina ed anche i magnifici 4 di Salerno, mentre mangiamo facciamo progetti per la notte ormai prossima.

FRANCESCO:

Ripartiamo che sono le 21 e si formano subito dei gruppetti di 5/10 ciclisti, procediamo tranquilli e comincia a fare freddo, indossiamo il giubbetto pesante, gambaletti e le bande rifrangenti insomma siamo pronti per un altra notte in sella. Cominciano a scarseggiare i cartelli negli incroci si avanza con incertezza alla fine non ci rimane seguire la massa e sperare di non sbagliare, infatti siamo fortunati ci imbattiamo in un tavoloimandito di ogni ben di dio allestita da una famiglia ci fermiamo e dato che avevamo deciso di dormire un paio d'ore in albergo chiedo informazioni al proprietario della villetta che ci propone di dormire a casa sua, siamo troppo lontani dal controllo e quindi rinunciamo nonostante il dispiacere del padrone di casa che però comprende che abbiamo a che fare con gli orari dei controlli molto rigidi, e così proseguiamo A malincuore al buioo verso il controllo di Loudeac.

E’ ormai mezzanotte e mezza ci fermiamo in un bar aperto in un paesino di nome Corlay, consumiamo un caffè ed un panino con salame, la baguette con la quale ci hanno confezionato il panino era poggiata dentro un calcio balilla di quattro dita di polvere e grasso, ma noi non abbiamo fatto complimenti e vi posso assicurare de1iziosa, poco dopo entrano i salernitani ma ormai il salame è andato si devono accontentare di un caffè quasi all’italiana.

Chiediamo al padrone del bar se ci sono alberghi in zona ma la risposta è no, non c’è niente fino al prossimocontrollo, ripartiamo allora sconsolati assonnati ed infreddoliti quando poco più avanti rifaccio la stessa domanda ad un signore che ci stava applaudendo dall’uscio della sua casa e lui mi risponde ” rien pas des hotel... chez moi‘ (casa mia) increduli accettiamo molto volentieri, prima sistemiamo le bici dentro casa poi andiamo subito a letto sono quasi le due e dormiamo su due comodi letti sotto coperta fino alle 3.30.

Rigenerati dalla pur breve dormita e da un caffè caldo preparato dal padrone di casa ripartiamo alla volta di Loudac incontriamo diversi ciclisti che non si sono fermati a dormire che tirano come treni, altri ormai sfiniti a bordo strada incartati e buttati sul prato al ciglio della strada con la coperta alluminata,'uomini dopopack’, cosi li ribattezzeremo simpaticamente.

Rischiamo forse un po’ troppo lanciandoci in discesa con le nostre potenti ma non completamente sufficienti luci, speriamo di non trovare buche, i saliscendi non finiscono mai, poi d’improvviso si intravedono le prime case di Loudeac sono le è ancora notte il piazzale antistante il controllo è meno affollato di quando siamo passati all'andata, sosta per la colazione ma ennesima fila al self service.

Dentro si sta bene rispetto a fuori dove la temperatura è di appena 6°C, si vedono scene di tutti i colori, gente i per terra sotto i tavoli chi dorme sulla sedia, chi con la faccia dentro il casco, chi sul tavolo, ‘uomini domopack’ sparsi dappertutto.

Colazione abbondante e alle 6 siamo di nuovo a pedalare, avanziamo allegramente ad una andatura vivace 25/27 km/htirati da un gruppo di spagnoli capitanati da un signore intorno alla sessantina che come un diesiel avanza, senza scossoni e accelerazioni.

Con questo gruppo riprendiamo un numero considerevole di ciclisti, allora dico a Paolo ‘con questi arriviamo a Parigi’, poco dopo sosta per il secondo controllo segreto, qualche foto e via si riparte spediti, inizia a fare caldo e siamo costretti a fermarci per togliere un pò di vestiaro e così perdiamo il gruppo spagnolo.

Ma non restiamo mai da soli si forma subito un nuovo plotone più lento, Paolo accusa un dolore al tendine d’Achille ed io alla spalla dx e quindi arrivati a Tinteniac per il controllo siamo costretti a passare per l’infermeria per farci medicare.

PAOLO:

Qui troviamo anche il mitico Cesare Rini, ha le ginocchia a pezzi va avanti a suon di bustine di aulin si vede scettico per il prosieguo fino a Parigi, ci prova lo stesso, purtroppo non ce la farà. Onore a lui in ogni caso e a chiunque per problemi di questo tipo non è riuscito a portare completamente l’impresa a termine. Cerchiamo di non pensare ai primi acciacchi e ripartiamo rapidamente, raggiungiamo 2 ragazzi di Bergamo anche loro messi male per gran male alle ginocchia, aulin indispensabile per poter continuare. Controllo di Fougeres km 915, doccia e cambio di pantaloncini e maglietta come all’andata, decidiamo di non mangiare al self per non perdere troppo tempo ma poi al primo bistrot lungo la strada abbiamo il coraggio di trangugiare baguette salsicce e l’immancabile cocacola. Si ripassa per Gorron e l’accoglienza è come all’andata e forse anche più, il baldacchino con ogni ben di Dio addirittura rimontato nel nostro senso di marcia. Lungo questi km tantissimi bambini e ragazzi si organizzano con un piccolo tavolino anche solo con l’acqua e qualche biscottino. Ci chiamano ‘messierus’ ci incitano a forza di ‘bon courage’ sono di una educazione e gentilezza commovente, molti piazzati sul ciglio stendono il braccio solo per darti un ‘5 alto’, gli eroi che passano ogni 4 anni e per noi è tutto morale che sale alle stelle.

FRANCESCO:

Immancabile ci accoglie l’ennesima serie infinita di saliscendi da risognarseli la notte, un leggero vento favorevoleci spinge verso Viltaines nostro obiettivo importante psicologicamente perché è a 1002 km, siamo in leggero svantaggio rispetto alla nostra tabella di marcia e quindi ce la prendiamo comoda , scattiamo foto ci fermiamo ad ogni ristoro organizzato dal pubblico, scherziamo con loro io addirittura suono anche la tromba, avrei potuto risparmiarmi tutto quel flato ma che ridere che divertimento!

PAOLO:

Si mangia un pezzo di torta buonissimo nei pressi di una villetta e il padrone di casa ha anche attrezzato la stalla a dormitorio. Ad un altro ristoro spontaneo ci vengono servite crepes calde ripiene di marmellata e l'unica cosa che ci chiedono come ricompensa è una cartolina una volta ritornati a casa. Il dolore aumenta sono costretto a fermarmi in farmacia e comprare una pomata.

FRANCESCO:

non sapevamo quello che ci aspettava, una salita lunga almeno km dove hanno ricevuto il colpo di graziaIn tanti, la superiamo agevolmente con Paolo rimaniamo sempre uniti come se avessimo un tandem, alle 20 circa arriviamo al controlloVillaines la Juhel, ritroviamo il mitico Tony Lo Nero che si sta riposando, un saluto fugace e ci spostiamo al self service dove dopo una fila di mezz'ora consumiamo una abbondante cena a base di pasta al sugo scotta, pollo, riso e frutta.

A tavola si ragiona meglio e li facciamo le strategie per gli altri 250 km che mancano alla fine, decidiamo di ripartire e fermarci in un hotel dopo circa 50 km, così ne restano solo 200.

Si riparte ci attrezziamo per la notte, fa già freddo ma ci scaldiamo subito grazie ad una salita lunghissima,strano ma pur avendo già percorso questa strada all’andata non ci sembra di riconoscerla.

Ad un incrocio non troviamo cartelli ed imbocchiamo una strada sbagliata, fortuna vuole che una macchina si si raggiunge e ci riporta sulla retta via.

Ormai è notte fonda ritroviamo gli amici della Sc. Trentina e soci che hanno lo stesso passo nostro ma noi vogliamo fermarci ed allora chiedo ad uno spettatore se ci sono alberghi ma la risposta è sempre la stessa:NO, continuamo è ormai l'una di notte ma nelle poche case che incontriamo ci sono ancora persone in strada che ci incoraggiano allora chiedo ad un signore sulla trentina se ci sono alberghi e lui mi risponde di no ma in alternativa cipropone di dormire a casa sua. Paolo è scettico non gli sembra possibile che si possa ripetere il miracolo invece è tutto vero.

PAOLO:

Siamo a Fresnay sur Sarthe paesino sperduto. Quattro chiacchiere in sala davanti un caffè caldo e biscotti al cioccolato, scambio di indirizzi e-mail e foto ricordo e in pochi minuti siamo già a letto su di un materassino gonfiabile posizionato sul soggiorno, la coppia che ci ospita va a dormire al piano di sopra e ci raccomanda solo di chiudere bene la porta di casa quando sarà il momento di ripartire, roba da non credere!

Nel pieno del sonno mi trilla il cellulare, è Francesco ‘Galla’ che cerca ragguagli, farfuglio qualcosa di incomprensibile ho troppo sonno e ricasco a dormire in 10 secondi netti.

FRANCESCO:

sveglia alle 2.30 cioè dopo 1.30 di sonno ma veramente profondo, l’impatto è drammatico subito in bici senza neanche fare colazione, fa freddo ma noi ci siamo scaldati sufficientemente, procediamo come treni dietro all’uomo pendolino (un danese che tirava come un dannato).

Ci accorgiamo che con i tempi siamo un po ristretti ed allora tiriamo anche noi, inizia una salita interminabile, molto larga e sui bordi della strada ci sono diversi ‘uomini domopack’ che stremati cercano di recuperare e vincere il sonno, Ci colpisce particolarmente un uomo ‘domopack’ che aveva lasciate tutte le luci accese anche quella del caschetto, sicuramente si è letteralmente tuffato sull’erba e si è addormentato sul colpo. Superato un dosso si vedono delle luci ma non possono essere quelle del controllo è troppo lontano, è un bar aperto dove consumiamo una bella colazione a base di caffè baguette e marmellata, un giapponese mi chiede dove avevo preso il panino, lo informo e poco dopo torna tutto felice con il bottino.

PAOLO:

Siamo al tanto agognato controllo di Mortagne Au Perche, ribattezzata da me ‘Morta...cci tuaa’ perché non arrivava mai nonostante una cronometro in salita, arriviamo minuti prima del tempo massimo, poi a pensarci bene ci ricordiamo che abbiamo /2 ora di abbuono dato che da Parigi eravamo partirti alle 22.30 anziché le 22.

FRANCESCO:

Dieci minuti solo di pausa e riparte subito Si attraversa un bosco comincia ad albeggiare e fa anche freddo abbiamo bisogno di un qdi caldo, allora arriva in soccorso la boulangerie dove all’andata avevamo consumato 2 cornetti a testa, la signorina gentilissima e forse mossa a compassione ci fa due caffè italiani nella moka di casa, la sensazionesi prova stando in piedi giù dalla bicicletta è stranissima ti sembra di aver perso l’equilibrio e sbandiamo come fossimo ubriachi, ma è il sonno che fa questi scherzi.

Si sale poi si scende posi risale ancora quando riprendiamo la discesa vengo colto da una crisi di sonno terribile d’altronde credo sia umano quasi 4 giorni che siamo in bici e abbiamo dormito complessivamente ore, stringo i denti attingo a tutte le riserve che mi sono rimaste in termini di tenacia, pazzia, resistenza fisica e la crisi passa, poi prende anche a Paolo, lo esorto a resistere mancano solo 100km è fatta.

Ci fermiamo per una decina di minuti su di un prato e poi ripartiamo ma Paolo sta veramente nei guai la sua tendinite non lo fa respirare è sull’orlo del ritiro io invece sto bene sono gasato e non so cosa fare, Paolo prende una bustina di aulin a digiuno e proseguiamo e fortuna che poco dopo raggiungiamo un bel centro abitato dove possiamo riempirelo stomaco altrimenti per Paolo e quindi anche per me sarebbe stata la fine di

questa pazzia.

PAOLO:

Sto veramente male i due tendini d’achille si sono gonfiati come meloni, il dolore è da piangere ma sento che l'aulin inizia a fare effetto, butto giù il 52x16 e cerco di fare una pedalata lenta e molto rotonda e vedo che la cosa funziona e per fortuna si percorrono una quindicina di km di pianura con anche il vento alle spalle. Non vado a più di 15 all'ora Francesco scalpita è un po’ nervoso teme che di questo passo sforiamo le 90 ore, io rimango tranquillo c’è ancora parecchio margine.

FRANCESCO:

il mio piede destro comincia ad accusare un leggero fastidio che si è trasformato nello stesso problema di Paolo, stiamo messi bene, non c’è da stare molto allegri.

Nogent Le Roi ore 11 penultimo controllo mancano ormai solo 58 km ma vi assicuro di aver attraversato la più nera delle crisi, un dolore lancinante che tuttora mi trascino sulla gamba destra (tallone d’achille) una serie di salite con pendenze anche oltre il 10% un giro panoramico assurdo fatto fare solo per annientare le ultime forze residue, ho dato veramente tutto e stando al sonno che mi porto addosso ho anche anticipato qualcosa.

 

PAOLO:

Riconosco appoggiata sulla rastrelliera tra le altre la bici di Evelyn, le scrivo un messaggio di complimenti su un foglietto volante per l’impresa ormai realizzata, ma non so se la cosa gli porterà sfiga ma il numero 4470 non risulterà mai arrivato a Parigi, incredibile! Ormai era ad un respiro dalla fine. Una processione interminabile di randonneur si dipana in questi ultimi km, vengo raggiunto da Gianni Firri ragazzo di Sicilia conosciuto a giugno al brevetto dei 600, scambio con lui le ultime impressioni e poi di nuovo rimango in compagnia di Francesco che sembra non poterne più.

Siamo spinti solo dall’orgoglio incoraggio Francesco a più riprese e finalmente ecco l’arrivo non prima di aver incontrato una serie infinita di rotonde e semafori tutti rossi, passeremo mica lo stesso comportandoci per ‘i soliti italiani’? ma neanche per sogno, sorbiamoci questo ultimo supplizio del piede a terra e partenza da fermo ma, sorpresa delle sorprese, sono gli stessi francesi, tedeschi, inglesi che ormai stremati mettono da parte il loro alto senso civico e iniziano ad inanellare infrazioni da andare sotto zero con la nuova patente a punti, gli automobilisti chiudono un occhio in fondo ogni 4 anni la cosa può anche passare. Sono le 14.30 giungiamo nel posto dove 88 ore prima eravamo partiti.

Una gran folla ci accoglie applaudendo e urlando complimenti nelle lingue più diverse, timbriamo all’ultimo controllo e stramazziamo al suolo su di un prato dove altri randonneur riposano come inghiottiti dall’erba e tra di loro proprio alle nostre spalle Giancarlo, Giovanni, Luigi , Alfonso, i mitici salernitani della ‘Ciclistica Nino Ronumo’ arrivati da più di 1 ora distesi pancia all’aria dormono di un sonno beato, questa volta l’appellativo ‘caciaroni’ ci stona proprio, la P-B-P ha tolto flato e parola a tutti indistintamente. Ecco che arriva Tony Lonero ha una faccia da paura, stremato di fatica, è lui il vero eroe, altro che 42 ore! per l’ennesima volta ha sconfitto con orgoglio la sua malattia, un grande!

Le 15.30 è il turno di Francesco Gallavotti, lo ‘sverrnciatore solitario’, ha fatto l’impresa rientra nelle 84 ore con la sua fedele bici ‘dromedario’, continua a filmare la sua gioia con la telecamera, è contento come un bambino di fronte ad un gelato al cioccolato, ci abbraccia forte e quasi ci bacia in bocca è euforico a noi non resta che prepararci a passare 4 mani di colore sui nostri telai per la ‘sverniciata’ che ci ha confezionato. Arriva anche Renzo Lancianese un altro esempio di tenacia e grinta, sempre con il sorriso stampato in faccia si fa beffe dei suoi problemi e porta con stile e umiltà a termine il suo personale trionfo. Sono quasi le 18 il piazzale del Ginnasio è ormai vuoto anche si vede ancora arrivare ciclisti purtroppo fuori dal tempo massimo, non fa niente non avranno il brevetto ma comunque l’impresa resta valida anche per loro. Torniamo in bici a casa di Olivier veniamo accolti come eroi, colmo della fortuna lui fa di professione fisioterapista e massaggiatore e, dopo una tonificante doccia, seduti sul lettino in giardino riceviamo un

messaggio da favola che rimette miracolosamente le nostre gambe in sesto. Francesco mantiene la promessa fatta in partenza cioè di cucinare spaghetti al pomodoro fatti all’italiana e nonostante sia forse la prima voltain vita sua che si cimenta in tale arte devo dire che la cosa gli riesce egregiamente (sarà la fame nera accumulata nei 4 giorni in bici).

Di ritorno in macchina ci fermiamo ad un autogrill vicino Piacenza e manco ci fossimo dati appuntamento ci ritroviamo a cenare con 2 concorrenti romagnoli e con i 4 simpatici salernitani ritornati ‘caciaroni’ come da copione

Sarà solo un caso ma noi randonneur abbiamo un grosso pregio: ridimensionare le grandi distanze a passeggiare fuori porta, ci fosse una randoneè che arriva su Marte saremmo pronti in fila ad iscriverci tutti e 4mila nessuno escluso.

FRANCESCO (da buon veterano e dall’alto della sua esperienza consiglia e chiude):

Voglio a chi volesse in futuro cimentarsi in una esperienza del genere: partite con molta calma abbandonate ogni intenzione bellicosa del tipo ci metto meno di... , mettetevi a ruota del anziano di quella che ha la bicicletta piu pesante e che vi ispira meno fiducia a prima vista di quello che ha l'abbigliamento più anonimo e economico, fate tante foto e dormite almeno 4 ore a notte, andare sempre agili ed in discesa sfruttare l'inerzia fino in fondo senza pedalare mai. Così ce la farete sicuramente e il divertimento sarà assicurato.

A revoir...P-B-P 2007!





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